Premio San Bernardino per la pubblicità socialmente responsabile

Pubblicazione: 17 dicembre 2018 10:00
Argomento: News
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Premio San Bernardino per la pubblicità socialmente responsabile nasce nel 2003 a Massa Marittima, su iniziativa di Monsignor Giovanni Santucci, per celebrare la figura di San Bernardino da Siena, patrono dei pubblicitari e nativo della cittadina medievale arroccata sulle colline della Maremma.
L'obiettivo fu da subito quello di generare una riflessione nel pubblico e negli addetti ai lavori sul tema della pubblicità socialmente responsabile. Un evento unico nel suo genere in grado di stimolare confronti costruttivi, avvicinandosi al contempo per spirito e linguaggio alle giovani generazioni, i protagonisti del futuro e per questo degni di particolare attenzione.

Giunto alla sua XVI edizione, il Premio San Bernardino negli anni ha saputo incrementare la propria portata innovatrice, forte di una crescente rilevanza nel panorama nazionale. Una evoluzione che fa seguito alla sempre maggiore attenzione riservata a forme di etica e sostenibilità all’interno della comunicazione pubblicitaria e alle mille sfaccettature alla base di questo fenomeno. A tale proposito, i più recenti sviluppi dell’advertising vedono l’esponenziale crescita di spot e annunci a favore di messaggi socialmente responsabili: una tendenza che spazia nei più svariati campi, dall’ecologia ai problemi legati alla crisi economica e alle forme di emarginazione e disagio sociale. Sempre più realtà, anche esplicitamente commerciali e fisiologicamente lontane dal terzo settore o dalla CSR scelgono di comunicare attraverso forme di pubblicità etica.
Nell’Aula Magna LUMSA in Borgo S. Angelo a Roma si è tenuta la cerimonia di consegna del premio alle campagne vincitrici oltre che un seminario cui hanno partecipato Mons. Sanchez de Toca, Sotto-Segretario del Ponticio Consiglio per la Cultura, e Alberto Contri, presidente della Fondazione Pubblicità Progresso.

Alberto Contri ha illustrato tre case-history dalle quali si evince il nuovo trend di imprese ed enti che sposano e promuovono sempre di più valori di carattere sociale nelle proprie attività di marketing e comunicazione.

Committente: Huawei
Campagna: “It's in your hands"
Formato: video

Il piccolo "gnu gnu" ci spinge a riflettere sull'uso dei social network.
Il nostro futuro e quello delle persone che amiamo è nelle nostre mani. Siamo noi a fare la differenza, scegliendo quale utilizzo fare delle tecnologie di cui disponiamo, compiendo piccole scelte che alla fine risultano essere decisive. La responsabilità sociale cnhe alcuni cominciano a diffondere, è un tema importante nel mondo contemporaneo. È il continuo bivio tra il fare qualcosa con leggerezza, traendone un effimero beneficio, oppure l’assumersi le proprie responsabilità rinunciando a qualcosa, che può essere la comodità o come in questo caso la visibilità. Huawei sembra indicarci la via, prendendo una posizione. Una metafora applicabile a tematiche ambientali (il problema della dispersione della plastica, per esempio) o animalistiche, quindi sposabile da una certa fetta di pubblico. Facendosi portatori di valori sociali unendoli a quelli del proprio brand.

Committente: Nike
Campagna: "Credi in qualcosa, anche se significa sacrificare tutto"
Formato: video/ immagine

Un esempio controverso.
Colin Kaepernick è un talentuoso quarterback che non gioca da due anni.
Infortunio? No. Si è inginocchiato, durante l’inno americano, per protestare contro le violenze della polizia verso le persone di colore.
Il qb è diventato così il bersaglio di feroci esternazioni via Twitter del presidente americano Donald Trump che ne ha chiesto - e di fatto ottenuto - l'allontanamento. Da due anni nessun team vuole Kaepernick in squadra, neppure come riserva. In realtà non era un gran giocatore, ma è diventato un simbolo di protesta. Così Nike ha scelto lui come volto della campagna per celebrare i 30 anni di “Just do it”.
Una scelta che ha diviso il pubblico. Molti hanno hanno pensato che fosse una follia e si sono pure visti manifestanti bruciare le scarpe Nike nelle strade. Imprenditori e investitori hanno pensato che la mossa fosse folle. Ma appena un giorno dopo l’uscita della campagna, le vendite on-line sono salite del 33%. Evidentemente il target cui si è rivolta Nike deve essere costituito per lo più da persone contrarie a Trump, che hanno apprezzato il significato aggiunto al famoso Head line…”Credi in qualcosa, anche se significa sacrificare tutto il resto. Just do it”.
Un ulteriore e interessante punto di vista ce lo fornisce però Saida Grundy, professoressa di sociologia e studi Afro-Americani alla Boston University, che su The Atlantic del 14 settemebre 2018 ha ricordato come la stessa Angela Davis si sia lamentata del fatto che la sua chioma fosse diventata un’icona del tutto svincolata dalle sue battaglie civili. E come “la campagna Nike con Colin Kaepernick, pur apparendo rivoluzionaria, in realtà si riduce alla mercificazione dell’attivismo per i diritti civili, minando alla base i principi fondamentali dei movimenti sociali”.

Committente: Finansforbundet
Campagna: “Norway Child Experiment About Gender Equality”
Formato: video

Il video del sindacato norvegese Finansforbundet è una denuncia della disparità di genere nel mondo del lavoro.
A parità di mansione svolta, deve corrispondere una pari retribuzione. Sembra un ragionamento naturale eppure spesso nella realtà degli adulti le cose sono molto diverse.
Ma per fortuna i bambini sanno cosa è giusto fare.
Il tema era già stato trattato con molto spirito da P&G nella campagna Like a girl per la linea Always. In questo caso i bambini, assai ben scelti, commuovono per il loro tenero stupirsi di fronte a una ingiustizia.