Il matrimonio di Lorna

Accoglienza al femminile nel film dei fratelli Dardenne

Pubblicazione: 12 febbraio 2014 12:32
Ultima modifica: 17 febbraio 2017 15:52
Argomento: News

Approfondimenti sul cinema per la parità di genereA cura di I. Laguri 

Per questi due registi belgi il tema dell’accoglienza dell’altro è visto secondo la parità di genere. infatti oltre ad essere tema presente in ogni loro film, è trasversale ai generi, riguarda sia l’uomo che la donna.

Lorna, protagonista de Il matrimonio di Lorna (Le silence de Lorna), è un immigrata albanese decisa ad ottenere la cittadinanza belga a tutti i costi per avere un prestito, avviare un bar, farsi una strada. Insieme a lei una cinica figura di taxista mediatore e un fidanzato che lavora in Italia.

Il film si apre quando il loro piano è già avviato: Lorna ha sposato, pagandolo, un tossico cui il complice taxista darà un’ overdose mortale, cosa possibile a uno come lui, nessun sospetto, lui scompare dalla scena, lei resta vedova con cittadinanza e prestito che poi si moltiplicherà in quanto , sposando un russo che la paga, permetterà a quest’ultimo di ottenere a sua volta la cittadinanza. Ma il tossico è un essere umano disperatamente solo che chiede a questa ragazza, sposata in quel modo, un aiuto per uscire dalla droga.

La determinazione di Lorna vacilla, la relazione di sfruttamento cambia direzione. Lorna cerca una soluzione di mediazione (ottenere il divorzio per maltrattamenti ricevuti dal marito), da sfruttatrice diviene aiutante,e qui a sua volta diviene una vittima nei confronti del tassista e del fidanzato che fingono di accettare la sua mediazione ma poi procedono nel loro piano, considerando il ragazzo un tossico la cui vita non vale niente. Ribellione di Lorna, ormai sola e a rischio, ma decisa ad accogliere il bambino che ritiene di aspettare dal marito che non è riuscita a salvare e al quale si è concessa in un suo momento di crisi per l’astinenza dalla droga.

La cinematografia dei Dardenne è asciutta, le azioni sono, il più possibile, in tempo reale, niente musica, prevalenza dei fatti e di dialoghi brevi , a botta e risposta, il tutto invita lo spettatore alla riflessione più che al coinvolgimento emotivo. Riflessione sulla complessità dell’intreccio di quelle situazioni che siamo abituati a vedere in modo schematico. Prendiamo l’idea dell’emigrato come sfruttato,ebbene, qui, all’inizio, Lorna è dalla parte degli sfruttatori. O ancora: la donna come oggetto di prepotenza, questo è vero solo nella seconda parte della storia, ma la questione è più complessa e paradossale, per esempio quando la giovane albanese fa di tutto per farsi malmenare dal ragazzo ,che non ne è capace, per salvargli la vita, ottenendo il divorzio per maltrattamento.

Incerta, nel finale, la maternità di cui Lorna è convinta ma è chiaro che è per lei segno e affermazione di una vocazione ad accogliere la vita ,vocazione imparata dopo aver contribuito ad annullare l’esistenza di un uomo.