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Il Presidente spiega ad Askanews come vedendo le cose secondo il proprio pregiudizio, si traggono errate conclusioni.

Guarda la puntata di House of Leaders, di Reteconomy, con protagonista Alberto Contri, Presidente di Pubblicità Progresso.

eBook gratuito dedicato ai linguaggi della comunicazione sociale

Una generazione che, credendo di essere costantemente connessa, incamera migliaia di frammenti scollegati e vive immersa nella “costante attenzione parziale”.

Intervista ad Alberto Contri, Presidente della Fondazione Pubblicità Progresso

La geolocalizzazione per togliere dalla strada i bambini sfruttati

Intervista ad Alberto Contri, Presidente della Fondazione Pubblicità Progresso, a RaiNews

Intervista a Alberto Contri, Presidente Fondazione Pubblicità Progresso su Pubblicità e CSR

In occasione della Giornata mondiale della Terra, una rassegna di campagne memorabili dedicate ai temi ambientali.

Intervista al Presidente della Fondazione Alberto Contri, sul ruolo che i media possono giocare nella diffusione di una sensibilità alle tematiche socio-ambientali.

Quasi tutte le donne quando diventano mamme sanno come è complicato conciliare i tempi.

Ho faticato il triplo rispetto ad un manager uomo perché, per farmi accettare, ho dovuto dimostrare che sapevo lavorare anche meglio di un uomo.

Un appello ai produttori perché paghino le attrici come gli attori, un appello alle coppie perché sappiano trovare la conciliazione dei tempi per il rispetto reciproco e il bene dei loro figli.

Io lavoro e viaggio molto, ma ritengo di aver raggiunto un buon equilibrio tra vita lavorativa e personale.

Nella notte più chiacchierata dell'anno, largo spazio alla Parità di Genere.

E-book gratuito dedicato al tema della valorizzazione della diversità di genere, al ruolo della donna nella società, alla sua rappresentazione sui media.

Un vasto corpo di ricerche ha messo in luce che buona parte dei nostri comportamenti dipende dal modo in cui ci rappresentiamo la realtà, in particolare dai modelli mentali che elaboriamo rispetto ad essa.

Intervento completo di Salvatore Natoli alla IX Conferenza Internazionale della Comunicazione Sociale dedicata alla diversità di genere.

Lectio magistralis del Cardinale Angelo Scola sul significato di bene comune

Per offrire informazioni, stimoli, suggestioni sulla comunicazione sociale nel nostro Paese.

Un tempo le adunate oceaniche erano convocate da grandi partiti, sindacati organizzati, istituzioni religiose, regimi. Oggi càpita invece che le piazze si riempiano su istanza di opinion leader di base, che rilanciano proteste, desideri, aspirazioni, contestazioni, soprattutto in forza di un passaparola così efficiente da superare qualsiasi barriera logistica e di censura.

Ci sono settori come il turismo che possono certamente beneficiare di buone campagne pubblicitarie. Ma non c'è campagna che tenga se poi le promesse non vengono mantenute.

È indubbio che mai come adesso i servizi pubblici, se non riescono a rimodellarsi nei nuovi contesti sociali e di mercato, rischiano di perdere la loro identità e quindi di avere nel futuro un ruolo sempre più marginale.

La stupita reazione del Direttore di Raiuno Fabrizio Del Noce di fronte ai cali di share della sua rete è la riprova dell'esistenza di una classe dirigente italiana - non solo televisiva - che è stata allevata nell'abitudine a vivere di rendita.

La brutta sorpresa, per me, è giunta al momento degli esami: pur a conoscenza della materia, solo il 10% degli studenti (a essere generosi) ha dimostrato di avere una buona padronanza della lingua italiana. Tutti gli altri si sono espressi soprattutto per anacoluti, in una sorta di “broken italian” dalla sintassi scazonte, con nessi e riferimenti spesso impropri.

Il problema della qualità televisiva esiste ancora più decisamente per la Tv di Stato, ed è un nervo scoperto che si può ignorare finché si vuole, ma più lo si ignora più torna far male.

Crolla un mito della comunicazione televisiva: l'audience non è più un valore assoluto. Specie se ottenuto a colpi di risse e volgarità. L'inversione di rotta dei pubblicitari: basta investimenti in programmi livellati al basso.

Rispetto della scuola e dell’infanzia, no marketing verso i bambini, migliori informazioni in etichetta, promozione di un consumo responsabile. Queste sono alcune delle risposte dell’Industria delle bevande analcooliche nell’assumere un ruolo attivo e responsabile nei confronti della comunità, illustrate in occasione dell’odierna presentazione del “Codice per l’autoregolamentazione delle attività di promozione e commercializzazione dei prodotti del settore” elaborato da ASSOBIBE.

Ma è di questo che ci parlano oggi i media nel loro complesso? Dicono la verità, si occupano del bello e del vero? La risposta non può essere posi­tiva. Eppure ogni momento della nostra esistenza dovrebbe tendere alla ricerca del vero, del giusto, del bello.

C'è un'espressione piuttosto inquietante che si affaccia sempre più spesso nel lessico quotidiano: si tratta del "digital divide", vale a dire quel fossato che divide le popolazioni informaticamente alfabetizzate da quelle che non dispongono di sufficienti conoscenze in questo settore, restando per questo condannate a una progressiva marginalizzazione.

In questa intervista Alberto Contri, consigliere di amministrazione della Rai, riconosce che la tv pubblica, rinunciando alla sua funzione essenziale, ha perso molto del suo primato e del suo stile.

Si parla sempre più spesso della radio come uno dei mass media più vitali e suscettibili di ulteriore sviluppo. Anche recentemente sono partiti nuovi progetti originali, come ad esempio Radio24, ad opera del Sole 24 Ore, mentre un protagonista storico come Radiorai ha subito una innovativa ristrutturazione.

Ambiguità è un termine che applicato alla cultura di chi ha delle responsabilità assume coloriture inquietanti. Chi mai vorrebbe salire su un autobus il cui conducente prima di mettere la marcia facesse professione di ambiguità e d incertezza?

Sono state recentemente presentate una serie di interessanti tesi sullo sviluppo dell'industria della comunicazione. In tali tesi ricorro­no sovente alcune parole di cui è sempre più urgente chiarire il signi­ficato. Ad esempio, quando si parla di cultura o di servizio culturale co­sa si intende?

Sapreste riconoscere un detersivo da un altro senza guardare la confezione. No? C'era da giurarci. Del resto come si fa a distinguere due prodotti assolutamente identici? Eppure la nostra scelta non è indifferente, perché da noi dipendono le fortune delle aziende produttrici, destinate a prosperare o a finire sul lastrico, a seconda di quanti clienti riescono a conquistare.

È possibile in Italia che si affermi la pubblicità su Internet? E se sì, c'è il timore che una parte della pubblicità sparisca dalla televisione e dalla carta stampata per migrare sul web?

Solitamente si pensa ai cambiamenti come a un processo lineare, direi analogico. Ma per decodificarli mentre accadono è forse più utile un approccio che potremo definire "digitale".

Se fra tre anni già il 10 per cento del totale della pubblicità utilizzerà canali alternativi, fra 8 anni, nel 2005, i messaggi pubblicitari che viaggeranno su Internet, sui canali tematici e sulla tv interattiva arriveranno ad essere addirittura il 50 per cento del totale.

I sempre più rapidi sviluppi delle tecnologie informatiche e dei sistemi di comunicazione ci segnalano che stiamo entrando in una nuova era, peraltro già definita da illustri analisti in tanti modi diversi: era dell'informazione, era della convergenza, era della conoscenza, era digitale, era interattiva.

Quali sono i driver della nuova era? Quali sono i momenti di spinta, i trend di rilievo del mondo della comunicazione d'impresa?

Fra le tante innovazioni e trasformazioni promosse in questo quinquennio, si può certamente annoverare una intensa attività di ricerca nel campo delle trasformazioni sociali, con il conseguente impulso ad effettuare indagini che ne rilevassero il valore, il significato, la portata.

Agenzie, utenti e mezzi si trovano oggi a dover fronteggiare contemporaneamente molti fattori di turbolenza: l’emergenza economica, l’evoluzione tecnologica, mutamenti sociali rilevanti. Anche e soprattutto riguardo alla comunicazione e al modo di percepirla.

L’importante - diceva Rockfeller - non è non fare errori, ma non fare errori dai quali non ci si possa risollevare”. Errori dai quali si possa imparare. In questo senso, per quanto riguarda l’ultimo decennio, al sistema impresa-agenzia di pubblicità si può muovere un solo significativo appunto: negli anni 80, quelli dello sviluppo costante, ci si è dedicati poco alla ricerca e sviluppo.

L’insistenza con cui si parla di seminari e incontri del futuro della pubblicità e dei media è almeno pari all’incertezza per quello che potrebbe davvero essere.

Il mondo della comunicazione sta attraversando un periodo di transizione, di cui nessuno può stabilire con certezza la durata.

Il fenomeno degli hard discount e delle private labels è collegato a un particolare momento di transizione nella storia della marca in Italia. Cercheremo di inquadrare tutta la tematica facendo tesoro anche dei seminari organizzati dall’Assap in collaborazione con Nielsen e Centromarca, ai quali hanno partecipato oltre 850 manager di aziende e agenzie di pubblicità.

Nel bene e nel male, la pubblicità è un argomento che interessa sempre molto. Se ci facciamo caso, infatti, essa trova assai sovente un posto anche nei commenti di quotidiani e periodici, e in sezioni diverse: cronaca, economia, cultura, spettacoli.L’argomento che viene maggiormente trattato è certamente la creatività, con ampio spazio dedicato ai singoli guru e a fotografi come Toscani.